Chi si avvicina al macramè scopre un mondo ricco di possibilità: borse, portavasi, tende, centrini, decorazioni. Anch’io ho iniziato con tutto questo, era il periodo della pandemia del 2020.
Il ballo, la mia più grande passione, era in sospeso e attraverso alcuni tutorial online scoprii il macramè quasi per caso. Per fare le prime prove utilizzai quello che avevo in casa: il mio primo “telaio” fu un semplice mestolo di legno della cucina. Ancora oggi mi fa sorridere ripensarci.
Dopo i primi lavori iniziai, però, a chiedermi quale fosse davvero la mia unicità. La risposta arrivò quando provai a trasformare in un arazzo la fotografia di due miei amici, maestri di ballo, colti in un’immagine che mi aveva sempre colpita per l’intensità dei loro sguardi.
Fu durante la realizzazione di quel ritratto che accadde qualcosa di inaspettato.
Perché fu la convivenza con quell’opera a sorprendermi, più del risultato finale.
Giorno dopo giorno, il ritratto prendeva forma. Prima comparivano poche linee, poi il profilo del viso, infine gli occhi, che iniziavano a fissarmi. Da quel momento non stavo più semplicemente intrecciando fili: quelle persone erano entrate nei miei spazi, nella mia quotidianità.
Passando da una stanza all’altra mi fermavo spesso a guardarle. Quando il lavoro procedeva bene, era quasi come condividere con loro quella soddisfazione. Quando invece un errore mi costringeva a tornare indietro e disfare decine di nodi, sembrava che fossero lì ad aspettare pazientemente che tutto ritrovasse il proprio posto.
Per settimane hanno abitato casa mia.
Ed è stato allora che ho capito che non desideravo creare soltanto oggetti decorativi o utili per la casa.
Volevo raccontare le persone.
Da quel momento ogni ritratto è diventato un viaggio condiviso, che mi accompagna fino all’ultimo nodo.
L’ultimo ritratto, che ho realizzato e regalato a una persona per me speciale, è rimasto con me per molti mesi. Quando è arrivato il momento di lasciarlo andare, guardandolo per l’ultima volta, mi è venuto spontaneo dirgli, proprio davanti al suo nuovo proprietario: «Mi mancherai.»
Forse è proprio questo il motivo per cui oggi scelgo di creare ritratti tessili. Perché, prima ancora di trovare casa altrove, ogni opera entra a far parte della mia.
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