Per creare un’opera mi serve poco: una corda, una forbice e, quando proprio necessario, un supporto. Il resto lo fanno le mie mani.

Da sempre le mani sono tra gli strumenti più potenti attraverso cui l’essere umano trasforma un’idea in qualcosa di concreto.

Le usa lo scultore per modellare la materia, il ceramista per dare forma all’argilla, il falegname per lavorare il legno, il liutaio per costruire uno strumento capace di produrre suoni. Le mani del pittore impugnano il pennello, quelle del sarto trasformano un tessuto, quelle dell’orafo modellano metalli e pietre.

E nel mondo dell’arte tessile le possibilità sono moltissime: c’è chi lavora al telaio, chi utilizza ferri da maglia, chi l’uncinetto, chi ricama, tesse, intreccia o annoda.

Io ho scelto la strada più essenziale e semplice tra tutte.

Per realizzare i miei ritratti tessili mi bastano corda e forbici. Se necessario, un supporto. Fine.

Non utilizzo telai, ferri, uncinetti o aghi. Tutto il lavoro viene fatto a mano.

Ogni nodo viene formato, stretto e controllato dalle mie dita. Il ritmo è quello delle mani, non quello di una macchina. Ed è proprio questa dimensione manuale a permettermi di sentire fisicamente il procedere dell’opera: il filo che cambia tensione, la superficie che cresce, la trama che prende forma.

Non è soltanto una scelta tecnica: è anche una scelta che rispecchia il mio modo di intendere la creatività.

Aristotele, nel De anima, definiva la mano “lo strumento degli strumenti”: un’immagine straordinariamente attuale, perché la mano non è soltanto ciò che esegue un’azione, ma ciò che ci permette di interagire con il mondo e trasformarlo.

E la scienza contemporanea ci mostra quanto sia complesso il rapporto tra mano e cervello. La destrezza manuale coinvolge reti cerebrali estese e l’uso degli strumenti può modificare persino il modo in cui il cervello rappresenta il nostro corpo.

C’è però una precisazione importante rispetto a un’idea molto diffusa: non è corretto dire semplicemente che usare le mani “stimola l’emisfero destro” e quindi la creatività. La creatività non appartiene a un solo emisfero e i movimenti manuali coinvolgono circuiti distribuiti in entrambi. Alcune ricerche hanno trovato una relativa prevalenza dell’emisfero destro durante determinati compiti creativi, ma il quadro è molto più complesso di questa associazione.

Quello che trovo interessante, invece, è il dialogo continuo tra pensiero, percezione e gesto: immagino un risultato, le mani lo traducono in un movimento, gli occhi osservano ciò che è accaduto e da quella osservazione nasce la decisione successiva.

È un processo quasi circolare. Pensiero, gesto, osservazione, scelta.

Anche per questo, per me, ridurre gli strumenti significa qualcosa.

Sono attenta alla natura e all’impatto che le nostre scelte hanno sull’ambiente. Non penso che utilizzare meno strumenti renda automaticamente un processo più ecologico, ma quando posso ottenere il risultato attraverso la materia prima e le mie mani, senza aggiungere macchinari o attrezzature superflue, questa semplicità è coerente con il modo in cui desidero lavorare.

Alla fine, il mio laboratorio può stare in uno spazio molto piccolo.

Una corda.

Una forbice.

Le mie mani.

E tutto il tempo necessario affinché un’idea diventi una creazione tessile.

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