Quando ho scattato la fotografia che ha dato origine a questo arazzo, la sua storia era ancora tutta da scrivere. Qualche tempo dopo sarebbe diventata un intreccio di corde di cotone.

Quel fine settimana ero a Trento con la mia cara amica e tutto ciò che desideravamo era concederci qualche giorno di leggerezza.

Una terrazza, una jacuzzi, le risate mentre cercavamo di capirne i comandi, una passeggiata tra le vie della città, qualche fotografia scattata senza pensarci troppo e la libertà di divertirsi anche con le cose più semplici.

A volte basta davvero poco per stare bene.

Sono spesso i momenti più semplici, quelli che non abbiamo programmato nei dettagli, a regalarci i ricordi più autentici. Forse perché, quando smettiamo di inseguire qualcosa di straordinario, lasciamo finalmente spazio alla meraviglia delle piccole cose.

Tra uno scatto e l’altro, la luce del tardo pomeriggio illuminava il suo viso con una delicatezza che mi colpì subito. C’era qualcosa nella sua espressione che andava oltre un semplice sorriso: raccontava serenità, spensieratezza e la bellezza di un momento vissuto senza fretta.

Molto tempo dopo, mentre sperimentavo la trasformazione delle fotografie in ritratti tessili, mi sono accorta che quella fotografia, custode di un ricordo così bello, era proprio l’immagine giusta. La luce valorizzava il profilo del volto e ogni dettaglio trovava il proprio equilibrio tra luci e ombre. Ma ciò che mi ha convinta davvero non è stata la tecnica.

È stata l’emozione.

Da quella fotografia sono nati 26.700 nodi, intrecciati uno dopo l’altro con la pazienza che ogni ritratto richiede (l’opera intera è visionabile qui: Collezione ESSENZE). Eppure, mentre lavoravo, avevo la sensazione di non stare semplicemente ricreando un’immagine, ma di dare una forma concreta a quel ricordo.

Ogni volta che la riguardavo rivivevo quel pomeriggio, le risate e quella sensazione, così rara, di avere la mente libera da ogni pensiero.

È questo che cerco di custodire nei miei ritratti tessili: non soltanto un volto, ma ciò che quel volto stava vivendo.

Perché un’opera può conservare molto più di un’immagine: può diventare il luogo in cui un ricordo continua a vivere, ogni volta che qualcuno si ferma a guardarlo.

Oggi questo articolo viene pubblicato in un giorno speciale.

È il compleanno della persona ritratta in quest’opera.

E mi piace pensare che questo intreccio continui a raccontarle, ogni volta che lo guarderà, la stessa spensieratezza di quel pomeriggio di fine primavera.

BUON COMPLEANNO, AMELIA!

Che il tuo sorriso possa conservare sempre la leggerezza e la spontaneità impresse in quello scatto, reso ancora più speciale dall’allegria condivisa in quel pomeriggio.

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