L’arazzo Eleganza in azione nasce da un’immagine che, fin dal primo sguardo, mi ha trasmesso questa sensazione: un uomo elegante, con il cappello, colto nell’intenzione di andare.
È un’immagine essenziale, ma dentro quella postura ho visto qualcosa di più di un semplice ritratto. Ho visto l’idea del movimento come scelta, come energia, come possibilità.
Ed è proprio questo che mi ha spinto a trasformarla in un arazzo.
Come accade per ogni mia creazione, l’immagine è stata il punto di partenza. Ho lavorato su luci, ombre e contrasti per tradurli nel linguaggio del filo, cercando di conservare ciò che rendeva quella figura così riconoscibile.
Poi è iniziato il lavoro di progettazione e annodatura: un’immagine bidimensionale che, nodo dopo nodo, prende una nuova forma e diventa materia.
In quest’opera il contrasto tra il fondo chiaro e le tonalità scure dell’abbigliamento rende immediatamente riconoscibile la figura. E poi c’è quel piccolo dettaglio rosso, il fiore sul bavero, che interrompe la sobrietà dell’insieme e cattura lo sguardo.
Ma più guardavo l’opera crescere, più mi sembrava che il suo significato andasse oltre l’eleganza del soggetto.
Parla di movimento. Ci sono momenti in cui pensare non basta più. Bisogna scegliere una direzione, fare un passo e lasciare che sia l’agire a costruire ciò che viene dopo.
Perché nella vita possiamo passare molto tempo a pensare, valutare, rimandare.
È il momento giusto?
Ne vale la pena?
E se sbagliassi?
E se ci fosse una scelta migliore?
Domande che a volte ci proteggono, ma che altre volte diventano semplicemente un modo per restare fermi.
Ci sono occasioni che non hanno bisogno di essere analizzate all’infinito. Hanno bisogno di essere vissute.
Un invito accettato. Un viaggio organizzato. Un progetto iniziato. Una telefonata fatta. Un’idea finalmente trasformata in qualcosa di concreto.
Non significa agire senza pensare, né prendere decisioni senza consapevolezza. Significa accettare a priori che non tutto può essere previsto prima di cominciare.
Molte delle nostre giornate, infatti, non sono già scritte. Le costruiamo attraverso piccoli movimenti, incontri, scelte e deviazioni. E spesso scopriamo dove ci stanno portando soltanto dopo aver iniziato a camminare.
È questo che Eleganza in azione mi ricorda.
Non serve avere sempre la certezza che una scelta sia quella giusta. A volte serve soltanto avere abbastanza fiducia per compiere il passo successivo.
Il movimento genera possibilità.
Anche lo stesso processo creativo di un’opera tessile può ricordarcelo: nasce da un gesto ripetuto migliaia di volte, da un filo che si muove, da un nodo che ne precede un altro. Se mi fermassi al primo nodo chiedendomi continuamente se quello successivo sarà perfetto, l’opera non nascerebbe.
Possiamo aspettare che tutto sia chiaro, che ogni dubbio abbia una risposta, che le condizioni siano perfette. Oppure possiamo iniziare.
Non sappiamo sempre cosa troveremo lungo il percorso. Ma è il percorso stesso a creare ciò che prima non esisteva.
Forse è questa la piccola lezione che mi lascia Eleganza in azione: non avere paura di muoversi quando qualcosa dentro di noi chiede di farlo.
Perché alcune storie non si possono pensare fino alla fine: bisogna iniziare a viverle.
[Ti è piaciuto questo racconto? Ogni domenica il Diario si arricchisce di una nuova storia. Se desideri riceverla direttamente nella tua casella di posta, iscriviti al Diario.]

