Chi osserva un ritratto tessile nato da una fotografia potrebbe pensare che tutto inizi con il primo nodo. In realtà, il lavoro comincia molto prima, quando ancora non ci sono corde, colori o intrecci.

La scelta della fotografia

Tutto parte dalla scelta della fotografia.

Non cerco semplicemente un bel volto o un’immagine ben realizzata. Cerco una fotografia che racconti qualcosa: uno sguardo, un gesto, un’emozione capace di fermare il tempo. È questo che mi colpisce davvero. Per questo motivo mi attraggono soprattutto le fotografie d’autore, quelle che riescono a trasmettere un’intenzione oltre all’immagine stessa.

L’importanza della luce e del contrasto

Quando una fotografia mi convince, inizia una fase che pochi immaginano. La osservo con attenzione, studiando la luce, le ombre e il contrasto tra le zone chiare e quelle scure. Una luce laterale, ad esempio, può diventare preziosa perché definisce meglio i volumi del volto e rende il ritratto più leggibile anche attraverso i fili.

A quel punto inizio a modificarla. Aumento il contrasto, regolo la luminosità, intervengo sui colori e sulla temperatura dell’immagine. Ogni cambiamento ha un obiettivo preciso: trovare l’equilibrio che permetterà al ritratto di funzionare una volta trasformato in tessuto.

Dalla fotografia ai pixel

Solo allora la fotografia entra in un programma di grafica che la traduce in un disegno composto da piccoli pixel. È uno strumento nato per creare schemi da punto croce, ma per me rappresenta il ponte tra la fotografia e il macramè. Anche qui nulla è definitivo al primo tentativo. Provo diverse soluzioni, modifico il numero dei punti, verifico quanti colori utilizzare e cerco il miglior equilibrio tra dettaglio e semplicità.

La scelta delle corde

Quando finalmente il progetto è pronto, arriva un’altra scelta importante: quella delle corde.

Il programma può suggerirmi i colori ideali, ma la realtà è diversa. Le corde esistono solo in determinate tonalità e il mio compito è trovare quelle che restituiscano il miglior effetto possibile di luci, ombre e sfumature. Quando mi arrivano, le dispongo una accanto all’altra, osservandole ancora una volta prima di iniziare. È una piccola prova generale, il momento in cui verifico che ogni colore dialoghi con gli altri proprio come avevo immaginato.

Solo dopo tutto questo arriva il primo nodo.

Ed è forse questa la parte più sorprendente del mio lavoro: il ritratto prende forma molto prima di essere intrecciato. Nasce da una fotografia, cresce attraverso l’osservazione e le scelte e solo alla fine diventa un’opera tessile.

Ogni nodo racconta ciò che è stato costruito in silenzio, molto tempo prima.

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